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ALEKSEJ VELIČKO Università Statale di Kemerovo Impero e Stato nazionale: pro et contra (Riassunto)

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La relazione è dedicata alla comparazione tra impero, come forma particolare di organizzazione statale, verso la quale oggi la scienza e la pubblicistica hanno maturato in genere un’opinione negativa, e Stato nazionale. Non bisogna dimenticare che sia nell’antichità sia nella società civile oggi non si è esaurita la tendenza a costruire un unico impero, in base al principio: «Una legge, un potere, un popolo». E’ evidente che questa tendenza inesauribile non è casuale e che si contrappone all’idea di Stato nazionale, che, in un modo o nell’altro, si fonda sulla superiorità di un’etnia sull’altra. Il modello classico di impero è nato a Roma, peraltro proprio i filosofi romani hanno affermato per primi che uno Stato “normale” può essere solo universale e che non comprende solo i romani, bensì tutti i popoli. Di conseguenza, il concetto etnico di “romano” è presto scomparso e al suo posto è nato il concetto politico-giuridico di “cittadino romano”, che poteva essere riferito al rappresentante di qualsiasi etnia.

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A differenza dello Stato nazionale, che non considera dominante il fondamento morale e dove prevale l’idea di nazione, che può prescindere da un comune fondamento morale o da un culto religioso, per l’impero il nazionalismo è impossibile per natura. Nel modello imperiale è invece il fondamento etico-religioso ad essere preservato con cura particolare dal potere supremo, poiché l’impero non può esistere in presenza di una morale eclettica. Si tratta di una forza o di una debolezza? – la questione è dibattuta. Ma l’esperienza stessa del passato, quando gli imperi sono nati e si sono sviluppati, i principi che hanno professato, devono essere riportati in vita oggi, indipendentemente dalle preferenze politiche. Poiché essi riguardano interamente ciò che per le scienze politiche e giuridiche riveste un’importanza fondamentale: l’uomo e la sua libertà.

[Traduzione di C. Trocini]

Fondamenti religiosi del pensiero costituzionale: storia e attualità

Fondamenti religiosi del pensiero costituzionale: storia e attualità

Аleksej Veličko

Università di Kemerovo

         Illustri Colleghi! Nella mia relazione vorrei trattare due aspetti che mi sembrano importanti. In primo luogo, che cosa bisogna intendere quando si parla di fondamenti religiosi della costituzione? E, in secondo luogo, quanto è attuale il pericolo della «clericalizzazione» del pensiero costituzionale?

Oggi la necessità di sancire nella costituzione i diritti e le libertà fondamentali del cittadino e le loro garanzie non vengono più messe in dubbio da nessuno. Il ruolo e la supremazia del diritto vengono riconosciuti anche negli Emirati Arabi Uniti, che si sono dichiarati apertamente uno stato islamico (articolo 7), e nella laica Repubblica francese (articolo 1). Ogni Paese ha una propria costituzione, che non solo crea un approccio unitario alla legge, ma che forma altresì il pensiero costituzionale.

E’ difficile non valutare appieno la sua importanza. Grazie ad esso il comune cittadino si convince del fatto che esistono dei valori fondamentali, quelli che fanno di lui un vero essere umano, una persona; che non è la volontà di un unico individuo a determinare il carattere delle relazioni sociali, bensì il diritto; che la legge è l’arbitro che difende il debole, garantisce la giustizia, punisce il colpevole. E’ proprio il diritto che crea la «persona civile», è proprio la legge che «addomestica» il potere.

Come è noto, ciascuna costituzione non solo porta in sè un proprio ideale politico, ma sancisce anche il passato che ogni popolo ha vissuto. In altre parole la costituzione crea la cultura giuridica di quel popolo. Questa unità di passato e futuro è sempre implicita nella norma giuridica. Proprio in questo modo si crea la tradizione giuridica: essa «conserva» il meglio del passato e così determina la direzione del futuro sviluppo del diritto nazionale.

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АLEKSEJ VELIČKO Mosca

La “sinfonia” di diritto romano e diritto canonico 

         I.

         Il rapporto di sacerdozio e impero, ovvero la «sinfonia», si è manifestato nell’Impero romano cristiano molte volte. Questo argomento è già stato trattato sia da me sia dai colleghi qui presenti. Oggi vorrei descrivere brevemente questa «sinfonia» sull’esempio del diritto canonico e del diritto romano. 

         Spesso si afferma che all’epoca dell’Impero romano la Chiesa e lo Stato abbiano avuto vite parallele, ma se così fosse stato, si sarebbe manifestata con evidenza la loro tendenza ad isolarsi l’una dall’altro. La storia, invece, ci propone scenari diversi. Nel corso di tutta la sua esistenza l’Impero romano non ha conosciuto la rigida separazione tra il “diritto dello Stato” e il “diritto della Chiesa”

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